Manovra 2026, maxiemendamento: stretta su riscatto laurea e pensione anticipata, nuovi fondi per ZES e Transizione

Con il maxi emendamento rifinanziata la Transizione 5.0 ma solo per beni UE. Stangata sulla previdenza, finestre d'uscita più lunghe e taglio al valore del riscatto laurea dal 2031. TFR ai fondi per i neoassunti col silenzio-assenso.

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Ieri il governo ha presentato il maxiemendamento “omnibus” alla manovra 2026. Le misure e gli interventi aggiunti valgono 3,5 miliardi di euro, a beneficio soprattutto delle imprese. La legge di bilancio 2026 varrà dunque oltre 22 miliardi di euro. Per il voto finale occorrerà attendere il 23 dicembre, per arrivare all’approvazione entro la fine dell’anno. Tra le novità, anche una minore valutazione del riscatto della laurea a fini del pensionamento anticipato e una misura volta a contrastare l’evasione fiscale.

Aiuti per le imprese, nuovi fondi per Transizione e ZES

In arrivo 1,3 miliardi per finanziare il credito d’imposta Transizione sugli investimenti fatti entro il 2 dicembre 2025, i cui fondi sono già terminati. Arriva anche un rifinanziamento da 534 milioni per il credito di imposta della Zona economica speciale unica.

La super deduzione degli investimenti delle imprese durerà fino al 30 settembre 2028, ma sarà riservata ai soli beni made in UE e non ci sarà nessuna maggiorazione per gli investimenti sulla transizione green. Esclusi dall’agevolazione pure i moduli fotovoltaici. Come riportato dal Corriere della Sera, nel bilancio delle imprese la deduzione dei costi sostenuti potrà essere maggiorata del 180% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, del 100% per quelli fino a 10 milioni e del 50% per quelli tra 10 e 20 milioni di euro.

Agricoltura, pesca e acquacoltura nella ZES

Le aliquote del credito d’imposta nella Zes unica per l’agricoltura, la pesca e l’acquacoltura saliranno rispettivamente al 58,7839% e al 58,6102%. Saranno destinati agli investimenti delle microimprese e dalle piccole e medie imprese nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli e nel settore forestale e, al contempo, agli investimenti dalle grandi imprese nel settore della produzione primaria di prodotti agricoli.

Pensione anticipata più tardi dal 2031

Attualmente per la pensione anticipata sono richiesti 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Indipendentemente dall’età. Ma quando si raggiungono questi requisiti si attendono tre mesi per la decorrenza dell’assegno pensionistico. Il periodo “finestra” resterà di tre mesi se i requisiti vengono maturati entro il 31 dicembre 2031, ma aumenterà di un mese per anno: quattro mesi per i requisiti maturati tra il 2032 e il 2033, cinque mesi per chi li matura nel 2034 e sei dal primo gennaio 2035.

In aumento di un mese anche i contributi previsti per la pensione anticipata stessa, già a partire dal 2027, e di due mesi a partire dal 2028. Dopo sono previsti nuovi adeguamenti in funzione della speranza di vita.

Il riscatto della laurea varrà di meno

Dal 2031 varrà meno il riscatto della laurea breve e dei diplomi universitari triennali per la pensione anticipata. Se adesso possono essere riscattati a titolo oneroso, per valere esattamente come anni lavorati e quindi validi ai fini del raggiungimento dei requisiti per il pensionamento anticipato, in futuro non si potrà più fare.

Nel 2031 il riscatto della laurea subirà un taglio di sei mesi, nel 2032 di 12 mesi, nel 2033 di 18 mesi, nel 2034 di 24 mesi, nel 2035 di 30 mesi. Questo vale pure per i laureati con titolo di laurea magistrale. Restano esclusi dalla stretta tutti i lavoratori che al 1° gennaio 2026 siano coinvolti in accordi collettivi di accompagnamento alla pensione.

Previdenza complementare per i neoassunti: vale il silenzio-assenso

I neoassunti del settore privato, a esclusione del lavoro domestico, che entro 60 giorni dall’assunzione non abbiano esplicitamente chiesto di rinunciarvi, vedranno il loro TFR conferito alla previdenza complementare. La nuova regola varrà dal 1° luglio 2026.

Più aziende dovranno versare il TFR all’INPS

Il maxiemendamento prevede che i datori di lavoro che – negli anni successivi al primo dall’avvio dell’attività – hanno un’impresa con almeno 50 dipendenti debbano versare il TFR all’INPS. La misura scatta dal 1° gennaio 2026.

Nuovi versamenti dalle assicurazioni

Nella proposta configura anche un contributo di 1,3 miliardi dalle assicurazioni con l’introduzione di un meccanismo di versamento, entro il 16 novembre di ogni anno, di un acconto pari all’85% del contributo sul premio delle assicurazioni dei veicoli e dei natanti dell’anno precedente. L’acconto può essere scomputato, a partire dal successivo mese di febbraio, dai versamenti da eseguire l’anno successivo: l’obiettivo è quello di generare un maggior gettito per il 2026.

Lotta all’evasione fiscale, arriva la ritenuta d’acconto all’1% per il B2B

Per contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale, la manovra 2026 prevede che dal 1° gennaio 2029 le imprese applichino una ritenuta d’acconto dell’1% – al netto dell’IVA – sulle prestazioni di servizi e cessioni di beni nell’ambito di transazioni tra soggetti economici. Sono escluse dalla novità le imprese che aderiscono al concordato preventivo biennale o al regime di adempimento collaborativo. Il gettito previsto è di 1,47 miliardi.

Edilizia pubblica e infrastrutture: 780 milioni del ponte sullo Stretto slittano al 2033

Dopo il no della Corte dei Conti e le critiche dell’UE, 780 milioni di euro per il ponte sullo Stretto sono slittati al 2033. Sul fronte infrastrutturale, sono stati stanziati 30 milioni di euro per il collegamento Cisterna-Valmontone, dal 2032.

Per contrastare l’emergenza abitativa, il governo ha previsto 300 milioni in più per le politiche abitative, divisi al 50% tra 2026 e 2027. Per l’edilizia statale e gli interventi per pubbliche calamità, vengono assegnati 1,2 miliardi di euro al fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche. Alle politiche passive del lavoro, invece, vanno 300 milioni.

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